Quando la carta in tasca smette di essere uno strumento e diventa un problema
Scrivo questo pezzo con un’attenzione particolare. Negli anni in cui ho seguito il mercato del gioco italiano ho letto storie di persone che hanno perso il controllo, di famiglie distrutte, di vite che si sono dovute ricostruire. Il gioco responsabile non è un argomento di marketing. È una questione di salute pubblica con dimensioni precise e con percorsi di aiuto strutturati. Per chi paga con Postepay e si sta chiedendo se la propria attività di gioco è ancora “normale” o sta superando un confine, ci sono segnali da riconoscere e risorse pubbliche italiane a cui rivolgersi.
Claudia Mastrobattista, dirigente del Servizio Salute Mentale dell’Istituto Superiore di Sanità, l’ha detto in un punto stampa di settembre 2025: “Il gioco d’azzardo è una dipendenza a tutti gli effetti, riconosciuta dall’OMS come patologia da curare e dal SSN. Va affrontata con strumenti adeguati, strutture dedicate e personale formato”. Non è un’opinione, è un dato medico consolidato. E come ogni dipendenza, ha segnali precoci che la persona stessa o chi le sta vicino può riconoscere, e percorsi di aiuto che esistono in Italia in forma pubblica, gratuita e riservata.
I numeri del fenomeno in Italia
Le dimensioni del problema in Italia sono significative. L’Istituto Superiore di Sanità stima che circa 1,5 milioni di italiani presentino problematiche legate al gioco d’azzardo. Una popolazione che equivale a una città media italiana, distribuita su tutto il territorio nazionale e su tutte le fasce socioeconomiche. Non è un fenomeno di nicchia, non è confinato a categorie marginali.
L’attività di vigilanza ADM nel 2025 ha registrato 31.391 controlli del settore gioco, parte di un’azione che include verifiche sui concessionari, blocco dei siti illegali, monitoraggio degli adempimenti AML e dei sistemi di tutela del giocatore. Il quadro generale è di un sistema regolato che si muove verso standard più alti, ma il problema individuale del singolo giocatore non viene risolto dalla regolamentazione: richiede percorsi personali di consapevolezza e, quando serve, di supporto specialistico.
Nel 2024 i giocatori italiani hanno registrato perdite nette complessive intorno ai 21 miliardi di euro nel gioco d’azzardo regolato, secondo il “Libro Nero dell’Azzardo 2025” pubblicato da Federconsumatori, Avviso Pubblico e Asgi. È la cifra più alta d’Europa in termini di perdite assolute. Per la maggioranza dei giocatori la perdita è contenuta e fa parte di un budget di intrattenimento gestito. Per una minoranza significativa, è la fotografia di una difficoltà che non si è ancora trovato il modo di affrontare.
Segnali a cui prestare attenzione
I segnali precoci di un rapporto problematico con il gioco sono documentati nella letteratura medica e dai Servizi Dipendenze Patologiche del Servizio Sanitario Nazionale. Non sono tutti presenti contemporaneamente in ogni caso, e averne uno o due non significa automaticamente avere un problema. Ma è un’occasione di riflessione onesta con sé stessi.
Primo segnale: il pensiero ricorrente del gioco anche fuori dal momento della giocata. Pensare alle prossime sessioni, alle giocate non fatte, alle perdite passate. È un primo indicatore di centralità mentale dell’attività.
Secondo: l’aumento progressivo degli importi necessari per provare lo stesso “piacere” o la stessa adrenalina. Si chiama “tolleranza” e funziona come per altre dipendenze. Quello che sei mesi fa era una giocata da 5 euro oggi è da 20, e tra sei mesi sarà da 100.
Terzo: tentativi non riusciti di ridurre o smettere. La sensazione di non riuscire a fermarsi anche quando si è preso la decisione razionale di farlo è uno dei segnali più chiari.
Quarto: nascondere l’attività di gioco a familiari e persone vicine. La segretezza è quasi sempre presente nei casi problematici, e crea isolamento sociale che peggiora la situazione.
Quinto: usare il gioco per regolare stati emotivi negativi — ansia, depressione, rabbia, solitudine. Se il gioco diventa uno strumento per “stare meglio” psicologicamente, sta prendendo una funzione che non gli compete e che produce un danno doppio.
Telefono Verde Nazionale Dipendenze
Il primo punto di accesso pubblico per chi sente di avere bisogno di aiuto è il Telefono Verde Nazionale Dipendenze gestito dall’Istituto Superiore di Sanità. È un servizio gratuito, anonimo e riservato. Risponde personale formato che ascolta, orienta e indica i percorsi di supporto disponibili sul territorio.
Il Telefono Verde è il primo passo perché non richiede impegni né formalità. Una telefonata anonima dura il tempo che serve, e permette di iniziare a parlare con qualcuno di esterno della propria situazione. Per molte persone è il momento in cui si rende esplicito, anche solo a sé stessi, di avere bisogno di un confronto.
Il numero è 800 558822 (numero verde, gratuito da rete fissa e mobile in Italia). Il servizio offre orientamento sui percorsi di cura disponibili nella propria regione e indica il centro pubblico più vicino al chiamante.
Centri DGA del Servizio Sanitario Nazionale
In Italia sono attivi 163 centri specialistici per la cura del Disturbo da Gioco d’Azzardo all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità aggiornati. I centri DGA (acronimo di Disturbo da Gioco d’Azzardo) fanno parte dei Servizi per le Dipendenze Patologiche delle aziende sanitarie regionali, e offrono percorsi gratuiti di valutazione, terapia psicologica individuale e di gruppo, supporto familiare.
L’accesso ai centri DGA è gratuito per i cittadini italiani e non richiede impegnativa del medico di base, anche se la presenza del medico di base nel percorso è spesso utile per il coordinamento generale del supporto. La presa in carico è riservata e tutelata dal segreto professionale del personale sanitario.
Il percorso tipo prevede una valutazione iniziale (colloquio individuale con psicologo o psichiatra del servizio), la definizione di un piano di trattamento personalizzato e l’attivazione delle componenti terapeutiche appropriate al singolo caso. Può includere sostegno individuale, partecipazione a gruppi terapeutici con altre persone in percorso simile, supporto alla famiglia, in alcuni casi terapia farmacologica per i sintomi collaterali. Il percorso ha durata variabile in base ai bisogni della singola persona.
Autoesclusione RUA come strumento di tutela
Per chi riconosce di non poter più gestire l’attività di gioco con i normali strumenti di autocontrollo, esiste l’autoesclusione dal Registro Unico degli Autoesclusi (RUA) gestito da ADM. È uno strumento amministrativo che chiude l’accesso del giocatore a tutti i cassieri ADM autorizzati contemporaneamente.
L’iscrizione al RUA si fa direttamente sul portale ADM (procedura online con SPID) oppure tramite il proprio cassiere principale. La durata può essere temporanea (6 mesi, 1 anno, 2 anni) o indeterminata. Durante il periodo di iscrizione il giocatore non può aprire nuovi conti, non può accedere ai conti esistenti, non può depositare. La Postepay non viene autorizzata ai pagamenti verso cassieri ADM perché il sistema riconosce lo stato di autoesclusione del giocatore.
L’iscrizione al RUA è una decisione che molti giocatori prendono in un momento di consapevolezza dopo aver riconosciuto la necessità di una pausa strutturale. È una scelta che non risolve da sola un problema di dipendenza — per quello serve il percorso terapeutico nei centri DGA — ma protegge concretamente il giocatore dall’accesso impulsivo al gioco durante il periodo di lavoro su sé stesso.
Risorse aggiuntive di supporto
Oltre ai canali pubblici, esistono in Italia associazioni e gruppi di auto-mutuo aiuto che offrono supporto integrativo al percorso sanitario. Giocatori Anonimi Italia è la rete italiana dei gruppi GA, che organizzano incontri settimanali in molte città. Gam-Anon è il programma parallelo per i familiari di persone con disturbo da gioco.
I gruppi di auto-mutuo aiuto sono gratuiti, accessibili senza appuntamento (basta presentarsi all’orario indicato del gruppo) e operano nel rispetto dell’anonimato. Non sostituiscono il percorso clinico nei centri DGA ma sono spesso un complemento importante: offrono il supporto continuativo della comunità di pari che condivide l’esperienza.
Il messaggio che ho sentito ripetere da più professionisti della salute mentale italiana che lavorano in questo settore è che la prima decisione — chiamare il Telefono Verde, presentarsi al centro DGA del territorio, partecipare a un primo gruppo GA — è quella più difficile, ma è anche quella che apre tutto il resto. Per chi vuole approfondire come impostare strumenti di autotutela operativa direttamente sui conti di gioco, ho dedicato un’analisi all’autolimitazione del conto di gioco con Postepay.
